Voce di mamma

“Per un bambino perdere la voce della madre significa perdere l’immagine del proprio corpo”

         A.Tomatis

Perché è così importante la voce della mamma per un neonato? Ormai da diversi anni è noto che già nella pancia della mamma il feto sente, capta, riconosce voci, suoni e rumori, più precisamente a partire dalla 24ª settimana di gestazione. Ma come vengono percepite tutte queste informazioni sonore? Il corpo della madre modella i suoni interni ed esterni che arrivano al piccolo nel suo grembo: il suo bacino infatti funge da cassa di risonanza, mentre placenta, liquido amniotico, pelle e organi attenuano i rumori molto forti. Il feto è immerso continuamente in queste vibrazioni, che percepisce anche con la pelle (essendo il nostro organo percettivo più esteso), sentendosi sempre cullato, abbracciato, contenuto in esse.

Una volta giunto al  mondo, il neonato verrà inondato di suoni e rumori e qui la voce della mamma sarà come una guida per lui, una sicurezza dove tornare sempre. Non è un caso se quando un bimbo nasce con parto cesareo e non può effettuare lo skin-to-skin basta solo che senta l’odore della sua mamma e le sue parole per tranquillizzarsi immediatamente. Le mamme poi, attivano inconsciamente un linguaggio tutto loro, che gli scienziati hanno classificato come “motherese”, uguale in tutto il mondo: nessuno dice loro come fare, non seguono un corso, non si trovano in internet le spiegazioni..è il cosiddetto istinto materno. Il motherese è caratterizzato da tonalità alte, difficilmente raggiungibili da soggetti maschili, dalla prosodia (ritmo e melodia), dalle mille ripetizioni e da una scansione temporale più adatta ai neonati che agli adulti. Il ritmo e la prosodia in particolare sono come un ponte che collega la vita prenatale e postnatale a livello emozionale: la voce diventa un’estensione del contatto materno.

Per questo nel massaggio infantile è importante trasmettere questo messaggio ai neogenitori. Noi insegnanti sappiamo bene quanto il semplice tocco possa essere benefico per i neonati, e la voce della loro mamma non è da meno (anche quella del papà, anche se purtroppo rimane un po’ in secondo piano).

Spesso si esortano le mamme a cantare delle filastrocche quando si esegue il massaggio alle dita delle mani ad esempio, o ad accompagnare il massaggio con un canto, una ninna nanna o quello che più piace a loro. Perché non provare anche ad avvicinare le mamme ad una lettura per i loro cuccioli? Ad alcune persone sembra molto strano leggere ad un neonato, tanto, cosa capisce? Ma una lettura non è fatta solo di mero testo, è ricca di emozione, empatia, ritmo, suoni, rumori, melodie, alternanza di toni alti e bassi..e abbiamo visto come tutte queste vibrazioni arrivino al bambino. Studi fatti negli Stati Uniti dimostrano che i bambini cui viene letto fin dal primo anno di vita con una certa continuità hanno uno sviluppo del linguaggio sia recettivo che espressivo maggiore e in seguito incontrano meno difficoltà nell’apprendimento della lettura. Per questo negli USA è nata una campagna per la lettura precoce, la Reach Out and Read, seguita da altri paesi tra cui l’Italia con il nostro Nati per Leggere (nata anche per ridurre le differenze sociali all’interno del nostro Paese).

Ovviamente chiunque può leggere ad un neonato, ma non tutti trasmettono emozioni, ed una lettura piatta e atona risulterà noiosa ed i bimbi non saranno sicuramente partecipi. Cosa possiamo fare noi? Lanciare qualche suggerimento ai genitori, come ad esempio non lasciarsi scoraggiare se la bambina chiede sempre lo stesso libro e lo vuole leggere e rileggere mille volte: per loro la ripetitività è molto importante ed aiuta nell’apprendimento di nuove parole. Possiamo anche dir loro di proporre diversi tipi di lettura: esistono i libri fatti solo di figure (“Guarda che faccia!” per i più piccolini o “L’onda” per i più grandicelli) dove i bimbi possono conoscere, esplorare, guardare e riguardare il libro, mentre la mamma o il papà inventano una storia che possono modellare secondo le esigenze del bimbo o secondo i loro ricordi del passato. Per portare più emozioni ai racconti possiamo dir loro di andare a scavare nella loro memoria e cercare qualche filastrocca che raccontava la loro nonna o qualche vecchia fiaba che adoravano divorare da piccini. I neonati sono delle “spugne” per quanto riguarda le emozioni e capiscono benissimo quando una storia è raccontata loro con sentimento o quando è solamente letta a forza. Una buona lettura porterà sicuramente i piccoli ad amare i libri, e a diventare essi stessi dei grandi lettori.

“Interrogo i libri e mi rispondono. E parlano e cantano per me. Alcuni mi portano il riso sulle labbra o la consolazione nel cuore. Altri mi insegnano a conoscere me stesso.”

Francesco Petrarca

 

 

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